Lo scandalo che ha coinvolto il Diyanet e la sua filiale in Austria, l'ATİB, ha assunto proporzioni preoccupanti. Secondo le notizie dei media turchi, un fascicolo d'inchiesta è stato chiuso rapidamente, poiché esisteva il timore che potesse coinvolgere anche altri nomi con posizioni elevate.
Si tratta dell'uso di centinaia di migliaia di euro raccolti dalle entrate dell'associazione religiosa, che sono stati spesi in modo illegale per intrattenimento e servizi di escort. Lo scandalo è stato reso pubblico come “Eskort Skandalı” e ha suscitato forti reazioni nell'opinione pubblica.
Secondo una fonte del giornale BirGün, queste spese sono state inserite nel sistema come “spese per permessi di soggiorno degli imam”, per evitare audit da parte delle autorità. Si sostiene inoltre che i dirigenti dell'ATİB, per evitare controlli reali, abbiano organizzato viaggi turistici per gli ispettori che erano giunti per un controllo.
Di conseguenza, il Diyanet ha interrotto i rapporti con cinque alti funzionari, tra cui:
- Il consigliere per i servizi religiosi F.M.K.,
- L'attaché V.H.E.,
- I funzionari M.Ş. e A.T.,
- e il personale M.D.
Si dice che uno di loro sia un parente di un ex ministro della Turchia.
L'inchiesta ha coinvolto anche un'impiegata del Diyanet con l'iniziale E., la quale, secondo le registrazioni delle chiamate, ha avuto contatti prolungati con alcuni dei soggetti coinvolti. Ha richiesto un'indagine indipendente per se stessa.
Tuttavia, fonti interne del Diyanet rivelano che un ispettore speciale è intervenuto per chiudere il fascicolo, giustificando che esso potesse espandersi e rivelare altri nomi influenti. L'inchiesta sul personale E. è stata separata dal fascicolo principale ed è stata chiusa senza ulteriori sviluppi.
Secondo le ultime informazioni, anche le autorità ufficiali austriache sono state informate sugli sviluppi e hanno messo sotto sorveglianza ravvicinata i funzionari religiosi inviati dalla Turchia.
Fonte:
Tradotto e adattato in italiano da: Cumhuriyet
