In questo scritto intitolato: "𝐍𝐣𝐞̈ 𝐤𝐮𝐧𝐝𝐞̈𝐫𝐚𝐫𝐠𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐧𝐝𝐚𝐣 𝐝𝐞𝐤𝐥𝐚𝐫𝐚𝐭𝐞̈𝐬 𝐩𝐮𝐛𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐭𝐞̈ 𝐳.𝐁𝐞𝐧 𝐁𝐥𝐮𝐬𝐡𝐢 𝐢 𝐜𝐢𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨𝐧 𝐬𝐞 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐢 𝐭𝐞̈ 𝐫𝐢𝐧𝐣𝐯𝐞 𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐧𝐞̈ 𝐞̈𝐬𝐡𝐭𝐞̈ 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐤𝐭 𝐢 𝐧𝐣𝐞̈ 𝐯𝐚𝐤𝐮𝐦𝐢 𝐭𝐞̈ 𝐭𝐡𝐞𝐤𝐬𝐮𝐚𝐫 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐞𝐭𝐢." Il vice presidente del KMSH, sig. Tauland Bica, risponde in modo deciso al sig. Ben Blushi, confutando con argomentazioni sociologiche, di ricerca e religiose l'affermazione che i giovani si rivolgano alla religione a causa di un "vuoto identitario". In questa analisi, egli spiega che questo ritorno non è segno di delusione, ma indicativo di una nuova maturità morale e di una ricerca profonda di significato. Il fenomeno è globale, supportato da studi seri, e dimostra che la nuova generazione non cerca fuga — ma orientamento, stabilità e costruzione di una consapevolezza dei valori. Questo scritto mira a riportare il dibattito sul terreno dei fatti, lontano dai pregiudizi ideologici.
Il post completo: "Nel discorso pubblico albanese è stata spesso articolata l'idea che l'aumento dell'interesse dei giovani per la religione sia strettamente legato alla povertà, all'insicurezza economica e ai vuoti identitari. Recentemente, anche il noto scrittore sig. Ben Blushi ha ribadito questo concetto. Anche se questa spiegazione suona bene, rimane parziale e riduttiva. Il fenomeno della religione tra i giovani è molto più complesso e non può essere spiegato solo come reazione alle crisi sociali.
In primo luogo, gli studi sociologici internazionali dimostrano che il ritorno dei giovani alla religione è un fenomeno globale, presente anche in società economicamente stabili. Il Pew Research Center (2018) riporta che la nuova generazione negli Stati Uniti, in Europa occidentale e in Asia mostra un interesse crescente per la spiritualità, nonostante gli alti standard di vita. Questo indebolisce l'argomento che l'avvicinamento alla religione derivi dalla povertà e dal "vuoto identitario".
In effetti, come sottolinea anche Emile Durkheim: ‘la religione svolge una funzione sociale fondamentale.’ Essa crea coesione, significato e orientamento morale. La costruzione dell'identità non è un processo così semplice da limitarsi solo all'aspetto economico. È un processo di significato, etico e culturale.
In questo contesto, i giovani albanesi non si rivolgono alla religione come rifugio dalla delusione, ma come fonte di stabilità morale e orientamento nella vita. Questo è chiaramente evidente anche nella pratica religiosa. Un giovane che segue regolarmente gli obblighi religiosi, legge testi sacri o vive con moralità, non è una persona esausta dal fallimento, ma un individuo che esercita autodisciplina, determinazione e maturità morale.
Anche all'interno della prospettiva islamica, l'idea che la fede nasca dal vuoto contrasta con i testi fondamentali. Il Corano descrive l'essere umano come una creatura creata con "fitrah", con una natura interiore che cerca il legame con Dio (Corano 30:30). Questo dimostra che la propensione verso la fede nasce naturalmente, non come reazione a qualcosa. Pertanto, i giovani che si rivolgono alla religione non cercano "rifugio dalla realtà", ma cercano significato e armonia con se stessi, una ricerca che in effetti la religione considera parte della natura umana.
In conclusione, vale la pena ribadire che l'aumento dell'interesse dei giovani per la religione non può essere spiegato semplicemente come prova di delusione sociale o di vuoto identitario. Essa è segno di un fenomeno molto più profondo, in cui l'individuo cerca maggiore significato, integrità morale e relazioni sostenibili con il mondo e con se stesso.
Pertanto, questo interesse non è un vuoto ma maturità. Non è un sintomo del fallimento della gioventù, ma prova che la nuova generazione crede ancora in se stessa, nei valori e nella guida spirituale. In una realtà in cui le insicurezze aumentano, la religione non è fuga ma orientamento." / Tauland Bica
