In condizioni normali, affinché la zakāt sia considerata effettivamente versata, devono avvenire la consegna del bene e il trasferimento della sua proprietà (tamlīk). Di solito ciò avviene separando la somma destinata alla zakāt e consegnandola direttamente a una persona bisognosa. Quando, invece, ci si limita a condonare un debito, non si verifica una reale consegna del bene. Per questo motivo, la maggioranza dei giuristi classici non ha ammesso che la remissione di un debito possa essere conteggiata come zakāt.
Inoltre, per evitare equivoci o situazioni nelle quali una persona possa sentirsi indotta a destinare la zakāt proprio al proprio debitore, è preferibile trattare separatamente il debito e la zakāt. Quest’ultima è un atto di culto che richiede sincerità e deve essere tenuto lontano da calcoli o interessi personali.
Tuttavia, poiché oggi i rapporti di prestito sono molto diffusi, alcuni giuristi contemporanei hanno dato preferenza all’opinione di Hasan al-Basri. Secondo tale posizione, la somma dovuta può essere conteggiata come zakāt quando deriva da un semplice prestito personale e non da un rapporto commerciale. I rapporti commerciali sono esclusi per evitare possibili abusi e impedire che la zakāt si trasformi in uno strumento pianificato per recuperare crediti. Si potrebbe infatti arrivare a utilizzare ogni anno la zakāt come forma di compensazione, predisponendo anticipatamente simili operazioni, prima ancora che la zakāt diventi obbligatoria o che ne sia determinato l’importo.
Se si segue questa opinione, è importante che il debitore ne sia informato e dia il proprio consenso. Ciò è collegato al principio del tamlīk e al rispetto della sua dignità. Il consenso (riḍā) può essere espresso verbalmente oppure manifestato accettando questa soluzione. Se il debitore non acconsente, l’obbligo della zakāt non si considera adempiuto.
Un’altra modalità menzionata consiste nel consegnare la zakāt al debitore, il quale potrà successivamente utilizzarla per estinguere il debito. Ciò, tuttavia, non deve avvenire sulla base di una condizione imposta o di un accordo vincolante, perché la zakāt non è una procedura meccanica né una semplice operazione contabile. Questa possibilità viene indicata perché, in alcune circostanze, occorre trovare una soluzione accettabile a determinate difficoltà, che possono essere superate attraverso la buona volontà e la comprensione reciproca.
Dopo aver ricevuto la zakāt, il debitore rimane libero di utilizzarla secondo le proprie necessità. Soltanto in seguito il creditore potrà chiedere il rimborso del debito secondo le modalità ordinarie.
In ogni caso, è importante agire con sincerità, giustizia e attenzione verso i sentimenti dell’altra persona, mirando non soltanto all’adempimento formale dell’obbligo religioso, ma anche alla salvaguardia dello spirito di misericordia e solidarietà che è alla base della zakāt.
Si può seguire la soluzione che offre maggiore serenità alla propria coscienza. Allah ne sa di più.
/insi.al/
